ATP Challenger 2021, Week 26: Moroni trionfa a Milano e si rilancia

Milano, Italia (CH Tour 80, Terra): [8-WC] G. Moroni (ITA) b. [1] F. Coria (Arg) 6-3 6-2

Nel 2018 facevo l’analisi del match ad un paio di tennisti che erano in tabellone a L’Aquila. Ero andato all’alba al circolo per trovare parcheggio nella salita che porta ai campi. Poi verso le 9 esco a prendere una cosa in macchina e vedo Jimbo Moroni, un po’ contrariato che cerca parcheggio perché doveva allenarsi. Gli cedo il mio posto, e poi batte Andrea Arnaboldi al primo turno. Quella era l’ultima volta che lo avevo visto, ed era un gran bel lottatore già allora e anche prima quando era seguito da Cristian Brandi, uno degli allenatori più forti che abbia mai visto, pupillo di Riccardo Piatti con cui collabora da anni. Rivedendo adesso i Match in streaming trovo Jimbo molto migliorato sotto tutti i punti di vista. E’ maturato e anche lui può puntare alla fatidica Top 100 ATP.

Uno splendido Gian Marco Moroni lascia cinque giochi a Federico Coria e si aggiudica il primo Challenger in carriera. “La strada è ancora lunga” dice il romano, che ha sfibrato l’argentino con un’impressionante fase difensiva. Grande soddisfazione degli organizzatori, capaci di mettere in piedi il torneo a tempo di record. Tanti sforzi sono stati ripagati da una grande edizione.

Gian Marco Moroni è un grande appassionato di pallacanestro. Durante la settimana dell’ASPRIA Tennis Cup – Trofeo BCS (44.820€, terra battuta) ha spesso indossato il cappellino dei Brooklyn Nets. Nel linguaggio gergale del basket, recuperare una palla dal bidone della spazzatura significa ridare vigore ad azioni che sembrano ormai concluse. Il concetto si può prendere in prestito nel tennis, a sottolineare una straordinaria fase difensiva. Ed è stata proprio l’impressionante generosità del romano, indomito nel rincorrere le palle più difficili, una delle chiavi del successo contro il favorito Federico Coria, domato con un netto 6-3 6-2. Il punto-simbolo della partita è arrivato sul 6-3 2-1: in quel game, l’argentino si è portato 0-40 sul servizio di Moroni. Dopo aver annullato le prime due, il romano ha giocato uno scambio di enorme sacrificio, rimandando di là ogni attacco di Coria. Con l’ultima goccia d’energia, ha costretto l’argentino a giocare uno smash. E Coria lo ha sparato fuori. Nel game successivo, un’altra immensa fase difensiva ha portato Coria all’errore sulla palla break, stavolta a favore di Moroni. Il match è finito lì. Per Moroni arriva tutto in una volta: primo titolo Challenger e prima vittoria contro un top-100 ATP. “Ma per me non cambia molto – dice Moroni, la cui ambizione è ben nota – la strada è ancora lunga. La cosa positiva di questo torneo è la conferma che il lavoro con il mio staff di Foligno è quello giusto. Dobbiamo continuare su questa strada e fare il meglio possibile, perché il livello si alzerà e dovrò migliorare”. Insomma, un punto di partenza. Nonostante il forte desiderio di vincere il suo primo torneo di categoria, Moroni ha approcciato con la dovuta tranquillità la finale.

UN PO’ DI TENSIONE, POI PASSA LA PAURA

Come prima di ogni partita, mi sono concesso una pennichella pre-match – dice con un sorriso – questo mi ha aiutato a rilassarmi”. In effetti, è entrato bene in partita e con le idee chiare. “L’idea era fare gioco non appena ne avevo l’opportunità. Contro Coria non puoi permetterti di avere fretta. La sua forza è la costanza negli scambi. In effetti, appena entravo nel palleggio era dura. Dunque dovevo prendermi il punto, ma nei modi e nei tempi giusti”. Il primo break arrivava all’ottavo game, con un bel punto in pressione. Il match poteva girare nel game successivo: sul 30-30, Moroni si issava a set point con un gran passante di rovescio, poi nel momento cruciale commetteva due doppi falli di fila che davano a Coria la chance di tornare in partita. “In quel momento mi sono fatto prendere dalla tensione. Allora ho fatto un bel respiro, mi sono rilassato e ho ripreso a fare quello che stavo facendo”. Moroni annullava la palla break con un bello schiaffo al volo, poi il set terminava con una smorzata di Coria, respinta dal nastro. Nel secondo set, come detto, nei rari momenti di difficoltà Moroni ha soffocato le motivazioni di Coria con una straordinaria fase difensiva. Dopo l’ultimo punto, il romano si è sdraiato a pancia in giù sulla terra rossa del Campo Centrale. Una gioia immensa, condivisa anche con i genitori (il papà è rimasto fino alla fine, la madre è dovuta andare via negli ultimi giorni), ma vissuta come una tappa di passaggio. Anzi, come un punto di partenza. “Quest’anno avevo già vissuto tante settimane in cui ho pensato di poter arrivare in fondo – dice Moroni – ma qui a Milano ho potuto vivere con tranquillità e in un contesto di normalità. A causa del virus, ho vissuto tante settimane da solo in cui pensavo solo al tennis. Il livello c’era, ma questa settimana ero semplicemente più rilassato e questo mi ha permesso di giocare al meglio i punti importanti. È stato un processo naturale, non c’è stato un momento preciso in cui ho iniziato a pensare di poter vincere”.

TRADIZIONE VINCENTE

Il successo di Moroni è il quarto per l’Italia all’ASPRIA Tennis Cup – Trofeo BCS, il che ci permette di raggiungere la Spagna come Paese più titolato, lasciando alle spalle l’Argentina. Tra l’altro, Moroni interrompe una tradizione che nelle ultime edizioni vedeva sempre vincere la testa di serie numero 1. Federico Coria (che martedì giocherà a Wimbledon) ha fatto il suo dovere fino alla finale, ma forse ha pagato la stanchezza di 10 match in meno di due settimane. Di sicuro, ha patito la qualità del tennis di Moroni, che vale molto di più della 218esima posizione che festeggerà da lunedì, non troppo distante dal best ranking (n.209) dello scorso anno. Negli ultimi anni, i vincitori dell’ASPRIA Tennis Cup hanno fatto ottime cose: l’augurio è che Moroni possa emulare i successi dei vari Delbonis, Cecchinato, Pella e Djere. “Spero di non vedervi più” ha scherzato durante la premiazione, appena prima di stappare lo champagne griffato Fantinel: intendeva dire che spera di iniziare a frequentare il circuito maggiore. Di certo, non dimenticherà facilmente la settimana dell’ASPRIA Harbour Club. La settimana in cui ha riscoperto il dolce sapore della vittoria. Grande soddisfazione degli organizzatori, capaci di mettere in piedi un evento con i soliti standard qualitativi a tempo di record. Un segnale importante per il futuro di un torneo che ormai è una gioiosa tradizione del calendario di inizio estate. Dal direttore del torneo Massimo Lacarbonara al direttore organizzativo Carlo Alagna, passando per la General Manager dell’ASPRIA Harbour Club Roberta Minardi e al presidente del main sponsor BCS Giuseppe Fumagalli, i sorrisi raccontavano molto più di mille parole. Milano è ripartita. E Gian Marco Moroni ha scelto Milano per iniziare a disegnare il suo futuro.

Due anni fa fu Lorenzo Musetti, stavolta a portare l’Italia nel weekend finale dell’ASPRIA Tennis Cup – Trofeo BCS (44.820€, terra battuta) è un… Bufalo. È uno dei soprannomi di Gian Marco Moroni, maturato qualche anno fa quando si allenava in Spagna. Gli dissero che gli attacchi del Real Madrid ai tempi Ronaldo il Fenomeno sembravano l’assalto di una mandria di bufali, e che la sua intensità negli allenamenti li poteva ricordare. Si è affezionato al nomignolo, al punto da mimare le corna del bufalo dopo ogni vittoria. Lo ha fatto anche nella calura milanese dopo il successo contro Duje Ajdukovic, un 6-3 7-5 dal notevole peso specifico, perché il croato vale (molto) più del suo ranking attuale. È stato un match aspro, combattuto, con tanti scambi faticosi. “Per un paio di game abbiamo giocato solo scambi duri – racconta Moroni – ma era necessario, e un colpo alla volta si va avanti. E poi sto molto bene fisicamente, grazie all’ottimo lavoro con preparatori e fisioterapisti”. Moroni ha mostrato un freschezza atletica che gli è tornata utile in un duro secondo set, in cui non riusciva a togliersi di dosso Ajdukovic: 3-2 e servizio, 5-4 e servizio, ma veniva sempre riagganciato. Un break all’undicesimo game apriva la strada all’urlo liberatorio, accompagnato da una mini-polemica alla stretta di mano: Ajdukovic non aveva preso benissimo un’esultanza del romano sul secondo punto del game dopo un cattivo rimbalzo. “Negli spogliatoi ci siamo chiariti – precisa Moroni, che in passato si era allenato col croato a Bordighera – non avevo notato il rimbalzo, ero concentrato su me stesso e volevo chiudere la partita. Mi sono lasciato andare a una piccola esultanza, ma non avevo niente contro di lui e non c’erano ragioni tattiche. E poi siamo sulla terra, dove i rimbalzi strani sono all’ordine del giorno”. Sul piano tattico, Moroni si è affidato a due capisaldi: giocare il più alto possibile (“Perché lui ama colpire all’altezza del fianco”) e allungare gli scambi. Missione compiuta.

UN TENNIS PIÙ OFFENSIVO E IL TEAM DI FOLIGNO

Rispetto ad allora è un Moroni diverso, forgiato dal lavoro della Tennis Training School di Foligno, con Federico Torresi e Fabio Gorietti (“Vorrei sottolineare anche l’aiuto di Giampaolo Coppo, mi farebbe piacere che si sapesse” aggiunge a microfoni spenti). L’occhio più attento nota un giocatore propositivo, il cui disegno tattico prevede anche la volèe. “Verissimo. Cerco di giocare il più possibile vicino alla riga, tagliare il campo e presentarmi più spesso a rete. Lo scorso anno abbiamo interrotto in anticipo la stagione proprio per lavorare in questo senso: sono andato in prova a Foligno quattro giorni prima del torneo di Santa Margherita di Pula, poi lì ho avvertito un buon feeling e che c’erano delle idee in comune. Mi stanno dando molto da quel punto di vista: ammetto di non avere grandi competenze tecniche in senso stretto, preferisco la competizione. Con un tennis difensivo avrei potuto ottenere un buon ranking, ma sentivo di dover fare di più. E allora ho intrapreso questa strada”. L’inizio non è stato facile, tra infortuni e qualche sorteggio non troppo fortunato. “Adesso va meglio, ma sono convinto di poter fare molto, molto di più. Se mantengo continuità, sono sicuro che questo percorso mi darà belle soddisfazioni”. La sensazione è che Moroni sia un cavallo di razza che necessitasse di un team di cui fidarsi al 100%: sembra che a Foligno i pianeti si siano allineati nel modo giusto. “Per fortuna ho soltanto 23 anni e ancora tanto da imparare – continua – fisicamente sto molto meglio, abbiamo aggiunto una nuova fisioterapista, Nicole Gelli, con cui sto ottenendo buoni risultati. Visto il mio passato, faccio anche tanta prevenzione degli infortuni e ho ripreso a fare forza dopo averla accantonata per un po’. Nonostante la mia stazza, non ho mai fatto molti pesi”. Adesso le cose funzionano, e chissà che l’Italia non abbia ritrovato un giocatore dal gran potenziale, con ben poco da invidiare ad altri ottimi professionisti che nei prossimi giorni giocheranno a Wimbledon. La strada è ancora lunga, le difficoltà non mancheranno, ma sembra davvero quella giusta.

 Poi con una partita accorta e diligente, Gian Marco Moroni centra la finale a Milano: un gran primo set taglia le gambe a Holger Rune. Grande soddisfazione per coach Fabio Gorietti: “Pensiamo di poterlo condurre a una classifica molto alta”.

Contro Holger Vitus Nodskov Rune ha giocato la miglior partita del torneo, sigillata dal fantastico rovescio lungolinea con cui ha chiuso il tie-break del primo set. Un colpo che ha tagliato definitivamente le gambe al danese, che nel secondo set è rimasto in campo soprattutto per onor di firma, fino al 7-6 6-1 finale. Ancora numero 1 del mondo junior (anche se ormai gioca solo tra i “pro”), Rune ha pagato la fatica del giorno prima, in cui era sopravvissuto a una maratona contro Pedro Cachin. “Ma ci sono tanti meriti di Gian Marco – dice coach Fabio Gorietti, con lui a Milano – perché Rune gioca molto bene ed era difficile trovare un buco nel suo gioco. La nostra idea era spingere, tenere in mano il gioco, farlo muovere e impedirgli di prendere l’iniziativa. Sul piano tattico, pensavamo di giocare palle alte sul dritto e poi attaccarlo sul rovescio, oltre ad allungare gli scambi perché sapevamo che avrebbe potuto essere stanco”. A parte i primi tre giochi (3-0 Rune in avvio), Moroni ha eseguito il compito alla perfezione. Ha ricucito lo svantaggio, poi i due hanno lottato spalla a spalla fino al tie-break. A differenza di Cachin, l’azzurro ha mostrato sin dal primo punto la sua presenza agonistica e ha messo in un angolo Rune.

LE QUALITÀ DI MORONI

Quando è arrivato a Foligno, Moroni mi ha colpito perché ha tre caratteristiche che mi piacciono molto – dice Gorietti – è un generoso, un combattente che dà tutto quando sta in campo. Per questo, ci si può lavorare bene; dal punto di vista tecnico era molto migliorabile e questo mi ha fatto capire che certe armi, già buone, potevano diventare ottime; e poi sa vincere le partite, altra qualità che apprezzo molto. Sin da subito abbiamo verificato i suoi margini mettendolo di fronte a compiti diversi, e lui ha mostrato notevoli capacità di adattamento. In quel momento, abbiamo pensato di poterlo condurre a una classifica molto alta”. Moroni è stato al massimo numero 209 ATP, mentre a Milano si è presentato in 257esima posizione. “Sul medio termine non puntiamo tanto alla classifica, quando alla costanza di rendimento – precisa Gorietti, che lo allena insieme a Federico Torresi, assente a Milano ma altrettanto importante nel progetto – deve ancora assimilare concetti nuovi ed è soggetto ad alti e bassi. Abbiamo fatto un lungo lavoro di officina, in cui abbiamo sistemato la macchina: mi aspetto che a breve vada a pieno regime e riesca a produrre una performance standard, in modo da crearsi un’identità come giocatore. Sul lungo termine, mi auguro che possa imitare altri giocatori italiani e trovare i top-100. Noi ci crediamo fino in fondo. Ci vorrà pazienza, poi quando ci arriveremo le cose cambiano e bisogna rivedere un po’ tutto”. Moroni è soltanto l’ultimo dei giocatori transitati alla Tennis Training School di Foligno, laddove praticamente tutti hanno raggiunto il massimo del loro potenziale. Una garanzia di qualità che non è facile trovare altrove. Con Gorietti è interessante ripercorrere i momenti più significativi di un lavoro che ha abbracciato giocatori molto diversi tra loro, ma che con un metodo unico (poi adattato ai singoli casi) ha regalato grandi soddisfazioni.

AFFRONTARE LE DIFFICOLTÀ

“Il momento più eclatante è stata la finale di Luca Vanni a San Paolo, perché quel risultato gli aprì una prospettiva tutta nuova. Ma ci sono altri momenti, come una trasferta asiatica di Vanni e Thomas Fabbiano. Ebbero problemi a partire, poi tornarono con classifica cambiata e un modo di lavorare tutto nuovo. Poi penso a quando Stefano Travaglia ha ripreso a giocare dopo un brutto infortunio a una vertebra, e vinse subito partite importanti. E anche ai bei momenti con Gianluigi Quinzi. Con lui abbiamo vissuto periodi eccezionali. Adesso abbiamo tanti ragazzi, sia adulti che più giovani. Abbiamo creato un programma per aumentare la qualità del loro tennis, con lo scopo di mantenerla per il maggior tempo possibile”. In questo clima, Moroni sembra davvero aver intrapreso il sentiero che potrebbe portarlo laddove spera. Vincere a Milano sarebbe un passo significativo, anche sul piano mentale, perché il romano non è troppo abituato ad alzare trofei. “Vincere un torneo significa che sei stato continuo e hai fatto le cose per bene per dieci giorni – continua Gorietti – per me, giocare bene significa provare a vincere in qualsiasi condizione. Ci sono momenti in cui senti male la palla, sei stanco… In questi giorni Jimbo ha capito che stare dentro le difficoltà è un modo per affrontarle. Non è fuggito, c’è stato dentro e i risultati si sono visti. Se questa caratteristica rimarrà, è davvero un grande passo in avanti. Penso a Nadal: a Barcellona giocò un brutto primo turno, poi però ha giocato una finale fantastica contro Tsitsipas. Il punto di riferimento deve essere quello”. A proposito di riferimenti, la carriera di Moroni dovrà necessariamente svilupparsi anche su superfici diverse dalla terra battuta. “Credo che possa avvicinarsi a questo rendimento anche sul veloce – conclude Gorietti – ha assimilato un modo di muoversi che gli permetterà di giocare bene anche lì. Inoltre può servire molto bene: contro Rune lo ha fatto nel secondo set, vincendo agevolmente i suoi turni di servizio, senza dare all’altro la sensazione di poter calare. Migliorando le percentuali, può fare ottime cose anche sul cemento all’aperto. Per l’indoor è un altro discorso, ma al giorno d’oggi i campi davvero rapidi sono praticamente scomparsi”

Alessandro Zijno