Francesco Forti, a Tirrenia motivato e convinto

Francesco Forti è uno della nuovissima generazione di tennisti italiani che sta investendo su se stesso, fa base a Tirrenia con Claudio Galoppini e a soli 19 anni appare già maturo e con le idee chiare su cosa deve fare un giovane aspirante professionista. Lo incontriamo un sabato mattina al centro di preparazione olimpica di Tirrenia mentre sta facendo match contro la Trevisan: se le danno sportivamente di santa ragione. Francesco è in partenza per un torneo a Pula, un 25mila che poi lo vedrà vincere il tabellone di doppio e volentieri si presta alle nostre domande.
Che periodo della tua carriera è questo?
“ Gli ultimi tornei stanno andando bene e ho buone sensazioni. Di recente ho battuto Virgili, Safranek e Bergs, a Firenze, e sono molto contento perché ero arrivato lì con pochissime aspettative e invece ho ritrovato energie positive. A Marzo avevo battuto anche Safiullin, non uno da poco, in Egitto su quella che reputo una delle mie superfici preferite, cioè il cemento outdoor.”
Come ti descriveresti come tennista?
“Un giocatore dotato di una buona forza fisica, che mi permette di fare un po’tutto, cercando il punto con decisione. Appena posso provo ad avvicinare la rete, giocando dentro al campo e molte giocate le faccio col servizio che è un mio punto di forza.”
Obiettivi a breve/medio termine?
“Solo giocare. Competere. Non voglio sentire pressione, non me la metto addosso da solo. So che questo è uno sport in cui ci vuole pazienza, bisogna attendere di avere il livello giusto per i propri obiettivi. Sicuramente la classifica non mi premia al momento, sono 744 ATP (best ranking 741 ndr), ma ho lottato molte partite con ragazzi in grandissima forma, pensa che ho perso con Bortolotti che ha fatto finale poi, Fonio lo stesso, con Giustino ho giocato alla pari e il secondo set lo potevo portare a casa. Insomma sono vicino ad un salto di qualità che comunque mi devo conquistare sul campo.”


Mi racconti come è la vita qui a Tirrenia? Quali difficoltà incontra un ragazzo?
“Una delle difficoltà è che si torna a casa poche volte, resti tanto tempo qui dentro al Centro, del resto questa è la vita da professionista che può darti la svolta. Avere la patente è qualcosa di molto importante, perché ti regala la possibilità di muoverti con maggiore libertà. Un altro problema è coordinare studio e sport, parlo in generale perché io a scuola sono stato sempre bravino con una buona media dell’8. Però per chi è ancora alle superiori a volte è dura. Altra cosa da dire è che la preparazione atletica è davvero intensa al massimo e si fatica moltissimo.”
Con chi hai legato di più a Tirrenia?
“Sono in stanza con Iannaccone quindi è con lui ovviamente che mi relaziono di più.”
C’è un aspetto che stai curando particolarmente con coach Galoppini?
“Stiamo perfezionando la spinta delle gambe, e ci stiamo focalizzando anche sugli appoggi.”
Mamma e papà ti seguono?
“La nostra è una famiglia normalissima, papà ama tutti gli sport, e il mio fratellino già gioca a tennis. I miei genitori mi stanno vicino ma non interferiscono in alcun modo, si preoccupano solo che stia bene e non entrano mai in discorsi tecnici.”
C’è un tennista giovane che ti ha impressionato ultimamente?
“A parte quelli già esplosi, ti dico Jannik Sinner. E’ un 2001 e per la sua età è già molto ordinato in campo e maturo anche fuori. E’ uno su cui punterei.”

Alessandro Zijno