Laslo Djere, grinta serba e arte ungherese

Laslo Djere: serbo, 23 anni, 92 ATP
Sviluppo Potenziale: (80% del potenziale, gambe fantastiche e determinazione)

Laslo Djere a settembre 2018 ha raggiunto il best ranking al numero 83 ATP, e a mio parere può essere uno di quei giocatori con una carriera più che buona in top 100, piuttosto duratura e continua, con qualche capatina nei top 50 ogni tanto. Non di più ma neanche di meno. Su terra o superfici mediamente lente dice la sua con tutti, sul veloce dove si fano tanti punti è ancora un po’ sotto livello come prestazioni. Ma forse la soluzione è a portata di mano: crederci. Fino ad Aprile 2019 può solo migliorare come classifica avendo quasi nulla da scartare, poi si farà più dura mantenere la top 100 nella stagione.

La Scheda
Il motivo di poca competitività sul veloce è forse da ricercare più nell’atteggiamento in campo che nelle caratteristiche tecniche, visto che Laslo appare completo sul piano tecnico nei colpi da fondo, ma ancora troppo poco aggressivo, sia sul servizio sia sulla risposta. Il rovescio a due mani è un fattore, velocissimo nel gesto e assai preciso, sia in lungolinea sia in diagonale. Il diritto anche è molto solido, sbaglia pochissimo Laslo, tendendo a gestire lo scambio con pazienza. Il servizio appare molto migliorato rispetto al periodo Junior, al 2012, quando a 17 anni, vinceva l’Orange Bowl e al 2013 quando faceva finale al Bonfiglio perdendo solo da Alex Zverev. Abbiamo potuto seguirlo da vicino nei tornei di Perugia e San Benedetto e possiamo dire che Djere è spettacolare in fase difensiva e negli appoggi: nonostante una tattica che appare esclusivamente votata a difendere, Laslo sa attendere sapientemente il momento giusto per contrattaccare aprendosi bene il campo. Sembra ancora a poco agio nei pressi della rete. In occasione del Challenger perugino 2016, lo abbiamo visto allenarsi tantissimo sulla volee con il Maestro Coach Internazionale Alberto Castellani, che lo segue spesso e volentieri e ce lo ha descritto come uno dei futuri fenomeni del tennis mondiale. Abbiamo apprezzato molto la sua grinta nel training, l’intensità dell’allenamento, sebbene i progressi sul gioco di volo non sembrino eccezionali. Il ragazzo in privato è umile e tranquillo, non avvezzo a divertimenti extratennistici, un professionista esemplare.

Le Dichiarazioni.
“Sono felice di come sta andando finora la mia carriera. Sono sempre stato considerato forte, sia in patria sia all’estero, del resto ho raggiunto la posizione numero 3 del ranking mondiale da Junior. Devo ringraziare i miei maestri, e un salto di qualità l’ho fatto a Perugia, quando mi sono allenato alla corte di Castellani, ricordo degli allenamenti particolarissimi in cui colpivo palle e cantavo, per cercare di lasciare uscire la mia personalità, che forse è qualcosa che in passato mi è mancato. In realtà pur lottando in campo su ogni palla, e quindi essendo considerato uno che non molla un quindici, ho sempre avuto difficoltà a rischiare, e quindi il mio gioco è diventato un filo troppo difensivo. Dejan Petrovic e poi Boris Conkic sono stati importanti per me e mi hanno tenuto sulle spine, facendomi lavorare duramente. Giocare in Davis è stato un onore per me, ho fatto relativamente bene, ora voglio fare qualcosa di più negli Slam, in particolare al Roland Garros la cui superficie mi è più congeniale.”


La Storia
Laslo Đere (Serbian: Ласло Ђере, Hungarian: Györe László) in realtà, nonostante giochi per la Serbia, è di origine ungherese, nato in una città della Vojvodina, che si chiama Senta, situata a nord della attuale Serbia ma abitata da una maggioranza schiacciante di etnia ungherese. Del popolo serbo Laslo ha preso la combattività, non dimentichiamoci che per secoli tutta la Vojvodina è stata teatro di battaglie tra vari popoli, schiacciata da nord dalle etnie germaniche, da sud dagli ottomani o dagli altri popoli balcanici, e che i guerrieri o i militari serbi sono stati storicamente e alternativamente difensori o conquistatori di queste terre. Da parte ungherese Laslo ha probabilmente ereditato una vena malinconica e artistica che si estrinseca più fuori che dentro al campo: il campione lascia spazio ad un ragazzo tranquillo e riservato, che spesso esce dal campo a testa bassa anche dopo una vittoria, non a mostrare depressione quanto per riserbo e voglia di restare idealmente solo. La sua città, Senta, è terra di confine, oltre a Serbia e Ungheria, anche la Romania è molto vicina; Timisoara, una delle capitali culturali dell’intera Romania ha influito moltissimo anche sui cittadini della frontiera serba vicina, e Laslo e la sua famiglia non sono stati indifferenti a queste influenze che lo hanno spinto ad avventurarsi spesso in Italia anche per allenarsi, come testimoniano le numerose incursioni alla corte di Castellani. Attualmente si allena con Boris Conkic ex allenatore della Petkovic, dopo essersi allenato per un po’ con il Coach internazionale Dejan Petrovic ed era una garanzia visto che è il trainer che ha condotto Ana Ivanovic tra le più forti giocatrici mondiali.
Alessandro Zijno